VALSANZIBIO DOWNHILL

INFO

7,5 km.

tempi corsa: 1-1.30h

tempi camminata: 2-2.30h

dislivello: 300 m.

Difficoltà: alta. La salita è molto dolce, la discesa veloce e ripida segue una ex pista da Downhill


KIT

– Acqua 1 scorta

– Fischietto per farsi sentire dalle bici


START POINTMAP

[sgpx gpx=”/wp-content/uploads/gpx/Valsanzibio.gpx”]

DOWNLOAD GPS

VARIANTE FACILE

MAP

[sgpx gpx=”/wp-content/uploads/gpx/Valsanibio-VarianteFacile.gpx”]

DOWNLOAD GPS

Una traccia divertente e liberatoria, ma non scontata.

La salita corre su una mulattiera regolare e non troppo ripida, tagliando un bosco tanto vere da far male agli occhi. La discesa è velocissima e verticale, segue una vecchia pista da downhill. E’ proprio uno di loro che mi ci ha portata per la prima volta. Fate molta attenzione quindi alle biciclette. Che non ci sia ancora qualche folle che ha voglia di mettersi in gioco tra queste rampe sghembe e questa natura esplosiva.

Liberatorio.

Percorso

Lasciare la macchina nell’area di sosta subito dopo la porta sull’acqua della villa di Valsanzibio, venendo da Galzignano.

Percorrere nella direzione opposta il marciapiede un paio di minuti. Ci si lascia sulla destra una madonnina lungo la strada e si procede. Dopo una curva si lascia la strada principale e si prende sulla destra via Sant’Eusebio che diventa subito in salita. Ci si lascia parecchie case private rese rumorose dall’abbaio di parecchi cani e si arriva ad un bivio: continuare dritti. La strada di cemento si trasforma in una mulattiera e dopo l’ultima casa sulla sinistra si inoltra nel bosco.

Questa è una delle ippovie segnalate dei colli Euganei. Si continua costeggiando il Monte Ventolone e i suoi boschi fittissimi di castagni. Attenzione ai ciclisti che scendono nella direzione opposta alla vostra. Si arriva ad un bivio con una stradina minore sulla destra e in salita, in corrispondenza della terza croce che segnala l’ippovia e di una panchina. Questa è un sentiero percorso a volte da bici. Quindi attenzione. Si sale molto velocemente fino ad uscire dal bosco e immettersi in un altro sentiero che si prende svoltando ancora a destra. Si sale ancora e il sentiero di ghiaia si trasforma in terra. Girare a sinistra per raggiungere lo spiazzo in cima da dove si ha una vista stupefacente di tutti i colli intorno. (PUNTO PANORAMICO A). Il monte Ventolone, il Piccolo, il Gallo, il Venda.

La salita è finita. Seguirà una variante più lunga che continuerà lungo la strada più alta (VARIANTE FACILE). Ma non questa. Preparatevi per una discesa al limite. Riscaldate le caviglie e le ginocchia. Scendete lungo la strada di terra appena percorsa e quindi riimmettersi nel sentiero precedente girando a sinistra. Si torna nel bosco. E da qui lasciatevi andare nella corsa liberatoria che vi porterà molto rapidamente in fondo, attraverso paraboliche, vecchie rampe, salti e discese verticali.

Felici e adrenalinici ci si ritrova di nuovo sull’ippovia. Percorrerla questa volta in discesa fino a tornare sul cemento. Girare subito a sinistra prendendo il braccio non fatto di via Sant’Eusebio, fino al cimitero e al vecchio borgo di Valsanzibio. Tagliando a destra si arriva proprio davanti alla villa, quindi al parcheggio di partenza.

VARIANTE FACILE

Se non siete pronti per la folle discesa lungo la pista di downhill ma volete godervi una dolce discesa panoramica, scegliete la variante 2.

Dal punto panoramico (A) seguire a sinistra il sentiero Atestino, che vi condurrà dolcemente al bivio subito prima dell’inizio della fine della strada asfaltata. Girare a sinistra per via Sant’Eusebio, passare il cimitero sulla destra e proseguire attraverso il vecchio borgo semiabbandonato di Valsanzibio. Girando a destra si arriva davanti alla porta sull’acqua dei giardini della villa. Quindi al parcheggio.


MONTE CALBARINA E MONTE PICCOLO

INFO

10 km.

tempi corsa: 1/1.30

tempi camminata: 2.30/3h

Dislivello: 400 m.

Difficoltà: molto facile

Segnavia sentiero: 7

Sentiero Atestino


KIT

– Acqua 1 scorta

– Calzini alti


START POINTMAP

[sgpx gpx=”/wp-content/uploads/gpx/MonteCalbarinaEPiccolo-ColliEuganei.gpx”]

DOWNLOAD GPS

Un colle, il monte Calbarina, gentile stupendamente da correre in lungo e in largo. Il secondo, il Piccolo, più severo ed impenetrabile, attraversato faticosamente da un unico sentiero arrampicato ad un bosco fitto e ripido inizialmente, per poi aprirsi su uliveti antichi e suggestivi.

Un trail vario e, anche se breve, per nulla banale.

 

PERCORSO

Dall’incrocio in località Costa di Arquà, tenendo sulla destra il tempietto della Fonte Raineriana, si imbocca la strada verso Galzignano e dopo circa 30 metri si parcheggia a destra nello spiazzo in ghiaia del ristorante pizzeria La Costa.

Di fronte dall’altra parte della strada c’è un cancello ed un cartello che indica la presenza del Lago Costa, specchio d’acqua naturale alimentato da sorgenti

termali, dove vennero recuperati reperti archeologici risalenti all’Età del Bronzo.

Da vedere magari scaldandosi con una prima corsetta. Il sentiero vero e proprio comincia più avanti. Lasciando sulla sinistra la strada asfaltata, si procede ancora poco più avanti e sempre sulla sinistra, l’inizio del sentiero è segnalato da un cartello dei Colli Euganei che spiega il percorso che nel suo tratto iniziale, si presenta cementato e delimitato da siepi e specie spontanee.

In leggera salita si attraversa il lato sud del Calbarina, tra coltivi e bagolari, sambuco, gustro e melograno. Dall’alto si osserva il Lago della Costa e si arriva quindi ad un Trivio. Scegliere di salire al centro e poco dopo si arriva ad un secondo bivio. Qui si prende la stradina di ghiaia più piccola a sinistra (dritti rispetto alla direzione d’arrivo).

Qui si corre bene, il sentiero è veloce e agevole. Si sale ancora verso destra, quindi al bivio si gira ancora a destra per percorrere la strada parallela ma più alta rispetto a quella appena lasciata, ma in direione opposta. Qui il bosco è più fitto e si torna abbastanza rapidamente al primo trivio trovato inizialmente. Si gira quindi a sinistra e si imbocca il tratto di sentiero precedentemente non scelto. Ancora leggermente in salita si continua fino ad arrivare ad un vero e proprio tunnel di piante in leggera discesa. Si lascia il sentiero del Calbarina attraversando la strada asfaltata e prendendo la via di fronte che salendo porta al ristorante I RONCHI.

Seguire l’indicazione a destra fino al cancello del ristorante che ci si lascia a destra. A sinistra un altro cancello. Prendere invece il setierino al centro che si immerge in un fitto bosco, strettissimo e veloce. Più avanti gira verso destra e si allarga in una strada di ghiaia che risale tagliando un ripidissimo bosco selvaggio , per poi aprirsi lungo antichi uliveti.

Da qui bisogna necessariamente girarsi e fare la strada al contrario, fino a ricongiungersi con il sentiero del Calberina. Tenendo la linea più bassa si attraversa nuovamente il colle fino a chiudere l’anello e rientrare attraverso la strada di cemento al parcheggio.

Non è stato trovato nulla.


IL FERRO DI CAVALLO

INFO

7 km

tempi corsa: 1-1.30h

tempi camminata: 1.30-2.30h

dislivello: 300mt

ora del giorno consigliata: prima del tramonto

KIT

–  una scorta d’acqua.

–  una frontale nel caso in cui ci si attardasse.

START POINTMAPPA

[sgpx gpx=”/wp-content/uploads/gpx/FerroDiCavallo-ColliEuganei.gpx”]

DOWNLOAD GPS

Lungo le creste sopra il castello del Catajo. Il monte ceva con la sua croce e il panorama mozzafiato da lassù. UNA SINGLE TRACK VELOCE IN DISCESA E DURISSIMA IN SALITA. SEMBRA DI ESSERE TRA LA GIUNGLA E IL DESERTO MESSICANO.

PERCORSO

Parcheggiare alla piazzola di sosta, adiacente ad un simpatico baretto (Fiori), poco prima della rotonda che da Battaglia Terme va verso Galzignano. Imboccare il sentiero e svoltare subito a destra, cominciando brevemente a salire. Dopo qualche curva della strada di ghiaia sempre in salita si arriva alle rovine dell’antico monastero sulla destra, e si prosegue oltre.

Si continua a salire tenendo sempre la sinistra per fare una piccola deviazione rispetto al percorso classico e raggiungere la cima del primo piccolo colle, dove ci sono alcuni esemplari di ulivo davvero molto belli. Si è già alti rispetto al paese che si vede piccolo piccolo dietro di noi. Quindi si comincia a scendere, ci si riimmette nel sentiero principale e ci si lascia andare giù verso nord, in mezzo ad un verdissimo bosco. Al bivio successivo tenere ancora la sinistra.

Poco dopo si arriva ad un altro bivio dove possiamo trovare anche una cartina che ci racconta un po’ il luogo in cui troviamo. Tenere la destra superando una panchina. Da qui la traccia è unica e sale e scende molto dolcemente fino a raggiungere la base del Monte Ceva. Si comincia a salire e preparatevi, perché la salita è dura, ripida non molla mai. Se ci si volta si può vedere il percorso fatto e i colli lungo il cui crinale si è corso. E’ una bella soddisfazione ma bisogna concentrarsi sulla salita!

Ad un certo punto, improvvisamente, si notano delle piante estranee all’ambiente circostante. Sono delle piante grasse. Vieni catapultato in un mondo parallelo. Pensi che sia la fatica che ti sta dande le allucinazioni. Ti fermi, le osservi, le tocchi. Sono vere. Qui grazie alla particolare costituzione geologica e al microclima si è infatti formata un’oasi naturale di eccezionale valore botanico. Quelli che vediamo sono proprio fichi d’india nani.

Ma continuiamo a salire. Ormai si vede la croce in metallo che si erge sulla cima. E quando si arriva lassù. è davvero unico.

Da qui si rparte verso est e si comincia a scendere e a salire seguendo il sentiero che attraversando tutte le creste ci porta fino ai ruderi della vecchia torre sopra il castello del Catajo, visibile poco più sotto. Dalla torre si scende a destra giù per una mulattiera stretta e sconnessa e al bivio successivo (ci si trova i binari del treno davanti) si gira ancora a destra fino ad arrivare ad una larga strada di ghiaia, in piano.

Ecco. Adesso si percorre tutta la strada di ghiaia (a destra) che segue il confine dei colli che abbiamo appena scavalcato. E’ bello immaginarsi su e giù da quelle cime finchè il terreno piano e lineare da un po’ di tregua alle nostre gambe e al nostro fiato. Finita la strada di ghiaia si corre un centinaio di metri sul marciapiede che purtroppo costeggia la strada asfaltata e si arriva al parcheggio.


COLLI EUGANEI CENTRALI

INFO

15 km.

tempi corsa: 2-2:30h

tempi camminata: 3-4h

dislivello: 800 m.

quota max: m. 603 – cima Monte Venda

ora del giorno consigliata: mattina. E’ molto lungo. Si arriva per pranzo.

Segnavia sentiero: 2


KIT

– acqua 2 scorte: non si trova da bere lungo il percorso e ci si     impiega più o meno 3 ore a seconda del passo.

– calzini alti: si attraversano vari tratti in mezzo a cespugli anche pungenti. Io ho riportato un graffio che dalla caviglia saliva lungo il polpaccio fino a dietro al ginocchio. Molto sexy davvero….

– mappa. Facile sbagliare strada ma con una mappa sottomano si capisce al volo dove.

– qualcosa da mangiare. il percorso è appunto lungo. Io ho portato 2 gel.


START POINTMAP

[sgpx gpx=”/wp-content/uploads/gpx/ColliCentraliRoccaPendiceMonteVendaPirio.gpx”]

DOWNLOAD GPS

UN TRAIL FAVOLOSO, LUNGO, VARIO, QUASI INTERAMENTE CORRIBILE.

Si raggiunge la cima aguzza di Rocca Pendice sopra tutte le vie di roccia e si percorrono le creste di questa montagna preistorica. Poi si corre giù a perdifiato a Castelnuovo e ci si immerge nuovamente nel fitto bosco che passando sotto le forche del Diavolo, ti conduce per mano nei pressi del Monte Venda, il principe dei colli Euganei. Volendo siraggiunge la cima a più di 600 metri di altitudine dove ci sono gli affascinanti resti di un monastero. Poi giù ancora sul versante sud, quindi fino al Monte Pirio, quindi di nuovo al punto di partenza. Da fare in compagnia è piacevole, ma in solitaria è una sfida contro se stessi e una fantastica immersione in se stessi.

PERCORSO

Arrivando da Padova, prima di cominciare a salire verso Teolo, in corrispondenza di un quadrivio, s’imbocca la stradina sulla sinistra denominata via Euganea Villa e si prosegue per Calti pendice sino a superare un ponticello al di là del quale si trova l’inizio del sentiero. Percorrendo la stradina all’estremità ovest dello spiazzo, si sale in direzione sud in mezzo a un bosco ceduo piuttosto rado. Si segue la carreggiabile che dopo Villa Cinciallegra, ultima villa sulla destra, si trasforma in mulattiera un po’ sconnessa e piena di sassi e che conduce all’antica fattoria “Le Corbeggiare” dal nome delle ceste per la raccolta dell’uva (le corbe) che qui venivano prodotte. Dall’aia si prosegue verso destra (ovest) seguendo una strada bianca che attraversa quasi in piano il versante est del Monte Pendice poco lontano dalla base della grande parete.

In corrispondenza di un bivio con una strada privata sulla destra, si prende un sentierino sulla sinistra abbastanza nascosto e delimitato da una sbarra di legno che sale dapprima ripido nel bosco e poi con moderata pendenza in mezzo alle robinie. Superato un quadrivio (andare diritti), si giunge, con un ultimo strappo piuttosto impegnativo alla base dei salti rocciosi, presso la parete detta “la palestrina”. Di sicuro troverete parecchi arrampicatori cimentarsi nelle parecchie vie di roccia. Ci si incammina verso destra e, dopo un centinaio di metri, si esce dal bosco su un piccolo slargo detto “Sella di Rocca Pendice”, si prende a sinistra e si sale tramite gradoni in legno e terra verso la palestra “delle Numerate”, intitolata all’alpinista cieco Toni Gianese.

Seguendo i segnali bianco-rossi, si sale ai ruderi del castello, prima affacciandosi a un’aerea forcella poi risalendo un breve tratto roccioso (ci si può aiutare con una catena per l’assicurazione) e, infine, si supera un muro di pietra duecentesco camminando lungo il quale si sbuca sulla sommità del Monte Pendice (320 m). Si giunge su un ampio terrazzo affacciato al di sopra della parete est che si inabissa verticale sotto di esso e da cui è possibile vedere il resto del percorso.

Si continua ora in piacevole discesa fino alla torre di guardia, si torna nel bosco (sinistra) e s’incontra la cisterna per l’acqua piovana, chiusa da una grata metallica e si scende verso sinistra passando tra le antiche mura fino a una prima sella. Dalla radura si prosegue diritti per un centinaio di metri, si svolta a sinistra per innalzarsi ripidamente tra robinie e pungitopo fino alla punta detta “della croce” dalla cui vetta si gode uno splendido panorama. Il percorso riprende dopo aver costeggiato i massi della cima sul lato destro (ovest) e scende di qualche metro sul versante ovest per poi piegare a sinistra e raggiungere lo spartiacque vicino a un masso trachitico verticale. Seguendo tutto il filo di cresta in saliscendi, s’incontrano altre due insellature al di là delle quali si risale verso la sommità del Sasso di San Biagio toccando altri ruderi duecenteschi e si giunge a una radura panoramica da cui si scende ripidamente tramite alcuni antichi gradini di pietra fino alla strada asfaltata con la chiesa di Castelnuovo di fronte. Si scende a destra lungo la strada sino alla piazzetta del borgo, poi a sinistra verso Boccon per poche centinaia di metri in discesa e, in corrispondenza di un’ampia curva verso destra della strada, si prende la mulattiera a sinistra che sale verso ovest: dopo una leggera curva a sinistra s’intravedono gli aguzzi spuntoni trachitici detti Forche del Diavolo o Denti della Vecchia. Si prosegue in salita descrivendo ampie curve, uscendo su una radura si passa su bancate rocciose affioranti, un breve tratto piano verso sinistra fa tornare nel castagneto e poi ripidamente si sale fino allo spartiacque fra due vallette, al termine della crestina s’incontra una mulattiera più ampia, si prosegue diritti verso SE, segue una leggera discesa poi in piano sempre in vista delle Forche del Diavolo a un tornante, si prende a sinistra il sentiero che porta a una vigna. Si costeggia il vigneto dapprima sul lato nord e poi lo si percorre in discesa puntando verso un grande esemplare di albero da frutto e si prosegue dritti imboccando un sentiero incassato bordato dai rovi.

Si scende fino a incontrare un ruscello che si oltrepassa facilmente con un salto; al di là del rivo si risale subito a una mulattiera che viene dal basso, si segue verso sinistra s’incontrano grandi macigni isolati e due bivi (ci si immette nel sentiero n. 1 dell’Alta Via dei Colli Euganei). Si risale fino a incontrare una mulattiera che corre alla base del Monte Venda e che collega la Fattoria “Brombolina” con la località Laghetto nei pressi di Boccon, e si gira verso destra, seguendo le indicaioni per Villa di Teolo e Pirio.

Il sentiero in leggera discesa costeggia la recinzione della zona militare. La mulattiera continua nel castagneto con andamento pressoché pianeggiante fino ad un trivio:  continuare dritti e salire all’interno di uno splendido bosco di castagno e di faggio, sino alla spalla posta sulla cresta ovest del M. Venda a quota 550 m circa, splendido balcone verso il digradare dei Colli meridionali e la pianura padana. Si passa qui dal fresco e ombroso versante nord alla solare atmosfera del versante sud ricco di essenze mediterranee. Si riprende il cammino girando verso sinistra in viva salita sino ad immettersi in un’antica mulattiera, che un tempo probabilmente serviva ai monaci del monastero del M. Venda per scendere a Boccon e alla pianura vicentina; la si segue tagliando con andamento pianeggiante tutto il versante (splendidi scorci panoramici), poco al di sotto della recinzione militare. Poi inizia la discesa discesa; oltrepassata una radura e un grosso masso (sulla destra) si perde quota più nettamente, dopo il terzo tornante s’imbocca un sentierino verso sinistra scendendo ancora un poco per poi ricominciare a salire passando sotto i Ruderi del Monastero degli Olivetani. Poco dopo si trova il bivio, a sinistra si sale ai Ruderi ( è bellissimo vi consiglio di farlo) mentre a destra prosegue il nostro percorso;

la mulattiera scende e al seguente bivio si prende il sentierino verso sinistra. sempre in discesa fino ad immettersi in un’altra mulattiera, ancora a sinistra, e dopo pochi metri si arriva sulla strada asfaltata nei pressi della forcella Baiamonte (437 m). Si scende mantenendo la destra e si sale per la strada di fronte in direzione della sbarra (quasi sempre aperta), appena prima si prende il sentiero sulla destra quasi pianeggiante fino ad una curva a gomito verso sinistra dove comincia a scendere in un bosco di castagni e faggi. Quando s’incontrano sulla destra un gruppo di blocchi rocciosi, si abbandona la traccia più ampia indicata dal segnavia dell’Alta Via dei Colli n. 1 per deviare verso destra rasentando i massi e scendendo verso E dapprima lungo un sentierino ripido e poi su mulattiera più ampia che descrive alcuni tornanti prima di immettersi in una carrozzabile in terra battuta; si prosegue verso sinistra. sino a giungere sulla strada Castelnuovo-Torreglia nei pressi della trattoria “Baiamonte”. Purtroppo da qui si procede lungo la strada asfaltata verso destra in direzione Torreglia per poche centinaia di metri e la si abbandona per imboccare il viale che porta al ristorante “Settimo Cielo”, oltrepassato il ristorante, se ne costeggiano i giardini proseguendo per la strada non più asfaltata e al bivio, poco più avanti, si sceglie il ramo di destra in salita. Ad un tratto compare una linea elettrica e uno dei pali segna la fine della salita, al termine della discesa che segue s’incrocia una strada poderale che corre perpendicolare e la si segue verso destra nel bosco, presto si trasforma in sentiero e scende velocemente immettendosi sulla strada asfaltata nei pressi dell’agriturismo “Cà Noale” (246 m). Si segue la strada asfaltata che aggira il Monte Pirio tenendo la sinistra ai due bivi successivi e oltrepassando la trattoria “Al Pirio” per giungere a un gruppo di costruzioni rurali detto Case Millanta; qui si devia a sinistra in discesa fiancheggiando la costruzione; all’estremità si trovano tre stradine a fondo naturale e si prosegue per quella più a sinistra che corre pianeggiante accanto a una vigna. Dopo qualche centinaio di metri si incontra un incrocio di più strade e si prosegue diritti prendendo il ramo di sinistra in salita. 30 m più avanti s’imbocca, sulla sinistra, una pista che corre orizzontale fra due vigne. Al termine della vigna si prosegue ancora diritti in piano per 200 m sino a un bivio; si sceglie la stradella di sinistra che s’abbassa nel bosco. La traccia scende ampia nel fitto bosco e descrive poi un ampio tornante verso sinistra e giunge a uno spiazzo più aperto dove scorre un piccolo corso d’acqua spesso asciutto; oltrepassatolo, dopo poche decine di metri, la traccia si fa più marcata e sbuca su una carrareccia più ampia che si segue verso destra. Sempre perdendo quota, e dopo aver trascurato sulla destra un piccolo sentiero, si percorre un tratto incassato; a un bivio si prosegue diritti sotto una vera e propria galleria di fogliame, attraversando un prato dal quale si gode un bel panorama sul Monte Grande, il Monte della Madonna e l’abitato di Teolo. Subito dopo si raggiunge il piano, si prosegue diritti per una carrareccia e si giunge allo spiazzo da cui si è partiti.


MONTE CINTO

INFO

6 km.

tempi corsa: 40/50min

tempi camminata: 1/1.30h

dislivello: 300 m.

quota max: m. 280 – cima Monte Cinto

ora del giorno consigliata: 40 minuti prima del tramonto

KIT

–  1 scorta d’acqua.

– macchina fotografica o cellulare: il panorama è davvero degno di essere fotografato.

–  una frontale nel caso ci si attardi troppo a scendere.

START POINTMAP

[sgpx gpx=”/wp-content/uploads/gpx/MonteCinto.gpx”]

DOWNLOAD GPS

PERCORSO

Il Monte Cinto è uno degli ultimi colli verso sud. Sono salita più volte per completare correttamente la traccia GPS. I sentieri sono a volte nascosti da vigneti o casolari. Vi consiglio di leggere bene le indicazioni per non sbagliare e magari dover correre un tratto asfaltato, che proprio a noi trailer non ci piace, e per riuscire a fare il giro completo.  Bellissimo il panorama verso ovest che permette quindi di godere di un tramonto mozzafiato. Partire con una piccola scorta d’acqua. Il percorso non è lungo ma durante la corsa non si incontrano fonti da cui poter bere.

Parcheggiare a CAVA BOMBA, un museo Geopantologico, subito dopo la chiesa del paese Cinto Euganeo. Se il museo è aperto si può entrare direttamente dal cancello principale e cominciare subito a salire la strada in ghiaia sulla sinistra. In caso contrario seguire la costruzione lungo lo stretto marciapiede sulla sinistra fino ad arrivare ad una strada sempre in ghiaia il cui ingrasso è limitato da due strutture in metallo. E cominciare a correre. Via! In questo caso sulla destra sono visibili due dinosauri immersi e mimetizzati tra gli alberi. Ti augurano una buona corsa.

Incontrando il primo bivio tenere la sinistra e cominciare a risalire il versante sud calcareo del Monte Cinto. Si sentono tutti i profumi delle erbe e degli alberi in fiore. I primi. Lasciarsi una casetta sulla sinistra e avanzare fino ad un vigneto adagiato su un terrazzamento e proseguire lungo la pista forestale inondata dal forte profumo delle piante che la incorniciano: roverella, orniello, erica arborea, cisto, pungitopo e asparago selvatico.

Continuando a salire si arriva ad un vigneto sulla sinistra. Attenzione bisogna girare a sinistra al confine con le vigne e percorrere il lato sud fino ad arrivare ad un sentiero in ghiaia più chiaro. Procedendo a saliscendi nel castagneto ceduo del versante ovest, tenere la destra a tutti gli incroci fino ad incontrare dei blocchi in cemento collocati per impedire l’accesso ai mezzi motorizzati.

Salire ancora fino ad arrivare ad un pianoro con un vasto uliveti sulla destra e una graziosa casetta a sinistra.

Si arriva quindi ad un cartello che rappresenta il sentiero del monte Cinto) e si prende la stradina sulla destra delimitata da uno steccato di legno, verso il BUSO DEI BRIGANTI, uno dei siti più affascinanti dei Colli Euganei. Da qui la vista è davvero mozzafiato e se siete partiti al momento giusto, potete fermarvi e godere di un tramonto stupendo. Sono momenti come questi che mi fanno amare il trail e sentire la persona più fortunata e più viva del mondo!

Si continua a salire molto velocemente. Il sentiero è infestato dalla vegetazione ma saltando qualche tronco caduto è possibile andare avanti. Cercate di fare molto rumore: di qui non passa mai nessuno ed è una tana perfetta per i cinghiali. fatevi sentire e non darete fastidio. Ci si ricollega al sentiero principale più facilmente percorribile e si raggiunge la cima del Monte Cinto, dove ci sono i ruderi del castello.

Quindi si attraversa il pianoro, si sorpassano i ruderi e ci si butta giù a perdifiato per alcuni gradino in legno e terra che ti riportano sul percorso. Si arriva quindi ad un altro cartello con la piantina del sentiero. Sulla destra c’è l’entrata della cava di riolite colonnare. Entrate e prendetevi qualche minuto. Il maestoso anfiteatro è davvero spettacolare: lunghissime colonne di riolite, solo parzialmente ricoperte dalla vegetazione, sono ancora oggi testimoni con vivace dell’origine vulcanica che le ha prodotte.

Usciti dalla cava, si continua a scendere verso sinistra fino ad arrivare velocemente al vigneto della prima deviazione e quindi a Cava Bomba.