LA TEMPESTA VAIA

LA TEMPESTA VAIA

Era il mese di ottobre,  una tranquilla domenica notte.

Gli animali quasi in letargo, già nelle tane le marmotte.

Una tempesta spaventosa raggiunse le nostre Alpi,

e riempì il cielo di tuoni e di lampi.

Un vento caldo e misterioso arrivò a Passo Rolle.

A duecento chilometri all’ora andava la sua corsa folle.

In pochi minuti boschi interi vennero rasi al suolo.

Tronchi spezzati, alberi che presero il volo.

La pioggia di un alluvione riempì poi il silenzio 

lasciato dal passaggio delle micidiali raffiche di vento.

I torrenti si riempirono in un solo momento

allagando i paesi di fango senza avvertimento.

Così le persone fecero quello che la foresta aveva taciuto,

dare l’allarme di quel che era accaduto.

Vaia, fu chiamata quella terribile tempesta

e tutti si diedero da fare per riordinare la foresta.

La natura da sola piano piano si è ripresa…

… come sempre non si è arresa!

Con il legno degli alberi abbattuti,

mobili, strade e progetti sono cresciuti.

Ancora c’è tanto da fare, 

e anche tu una mano ce la puoi dare.

Passeggiando per i boschi più colpiti,

vedrai che il terrore e la paura sono svaniti.

Fiori, erbetta nuova e piccoli pini

fanno ancora cantare felici gli uccellini.

Se guardi bene le radici degli alberi sopravvissuti

ti sembreranno degli abbracci di ricambio a tutti gli aiuti.

I boschi con  i loro inquilini ringraziano proprio te

che nuova vita hai dato, ricordando chi più non c’è. 


CAZA BEATRICH

LA LEGGENDA di CAZA BEATRICH

Qualcuno crede sia solamente una leggenda,  qualcuno è certo che invece sia realtà,

si racconta che quando la luna al suo massimo splenda,  un’oscura figura si aggiri nel bosco di qua e di là.

Pare un cacciatore gobbo e possente,  dai lunghi capelli e dalla barba spettinata.

Al suo seguito cento cani spaventano la gente,  pronti a sbranare chi nella notte si fa una camminata.

Le sue grandi mani stringono lunghe catene arruginite  che suonano nella notte come spettri colmi di ferite.

Chissà che vuole fare questa creatura orrenda e terrificante. Di sicuro ha gelato il  sangue nelle vene a più di un viandante.

Mi hanno insegnato a vedere in ogni cosa la bellezza, e quando ho percorso la cilcabile del Primiero ne ho avuto la certezza:

quel ponte tibetano fatto di funi e pesanti catene, solo da mani forti può essere stato messo insieme.

Apparso in una notte per congiungere quella strada chiusa, forse il rude cacciatore lo ha costruito per chiedere scusa.

La leggenda della Caza Beatrich non è più così spaventosa e ogni bimbo la può ascoltare volando sulla sua bici sospesa.

Grazie creatura per il tuo operato, spero comunque di non incontrarti mai… …cacciatore famigerato!


Il Sentiero delle Stelle Alpine

IL SENTIERO DELLE STELLE ALPINE

mini

INFO

  • LUNGHEZZA: 6,5 km
  • DISLIVELLO POSITIVO: 400mt
  • DURATA STIMATA: 3h
  • N.B. SENTIERO IMPEGNATIVO DA FARE CON BIMBI NELLO ZAINO O BIMBI SOPRA I 6 ANNI


MAP

START POINTMAP
DOWNLOAD GPS

PERCORSO

Il parcheggio è previsto a Malga fosse, sul penultimo tornante prima di Passo Rolle venendo da San Martino. Superate la malga e seguite le indicazioni per il sentiero 712 che costeggia la base di sua maestà monte Cimone. Procedere salendo in quota, attraversando mughi, boschetti fino a raggiungere i bellissimi prati alti, colmi di fiori, marmotte, pecore al pascolo, camosci… e cavalli. La Croda Rossa.

Al bivio con il sentiero 706 prendere quest’ultimo tenendo la destra e scendere fino alla partenza della funivia Rosetta e al rifugio ColVerde. Quindi scendere a destra sulla pista invernale fino a raggiungere qualche centinaio di metro dopo, il bivio per Malga Pala.

Giunti a Malga Pala il mio consiglio è quello di mangiare e guardare tutti gli animali di questa fattoria di montagna. Mucche, maiali, polli, capre e conigli.

Per il rientro ci sono tre opzioni, a seconda di come stanno le vostre gambe ma soprattutto dell’autonomia dei bambini:

A- Rientrare a San Martino prendendo l’ovovia Colverde.

B- Rientrare a San Martino lungo il sentiero che da Malga Pala va alla partenza   del Colverde.

C- Proseguire da Malga Pala per il sentiero del cacciatore che vi condurrà, attraversando più volte la strada asfaltata, a raggiungere il punto di partenza.

VAI ALLA STORIA!

Giacomo dice:

“Le stelle alpine spuntano come funghetti, pecore e cavalli dei bellissimi animaletti!


DA TROVARE: ANIMALI


OCCHI APERTI BAMBINI!


DA TROVARE: FIORI & PIANTE


OCCHI APERTI BAMBINI!

DA CUCINARE:

MUFFIN AL COCCO



La nascita delle STELLE ALPINE

LA NASCITA DELLE STELLE ALPINE

Tanto tempo fa c’era un’alta montagna lontana lontana, 

che piangeva tutta sola da riempire una fontana. 

Soffriva così tanto per la sua solitudine,

ma nessun albero e nessun fiore riusciva a raggiungere la sua altitudine.

Erano ancorati al terreno con profonde radici

e non  si potevano avvicinare nemmeno con le narici.

Fu così che, in una stellata notte di luglio, 

gli astri si accorsero di questo triste garbuglio.

Una stellina coraggiosa scivolò giù dal cielo 

per posarsi tra le rocce gelide e illuminare tanto gelo.

Ma il freddo era pungente e la stella tremava, 

pentita di aver lasciato la tranquillità della sua tana. 

La montagna, commossa per quel gesto gentile, 

avvolse la stella con una peluria bianca e sottile.

La legò a sé donandole radici profonde,

e quel bianco candido che la luce diffonde.

Nel frattempo l’alba iniziava a scaldare la mattina…

era nata la prima Stella Alpina!

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Il Mazarol

IL MAZAROL

Il Mazarol è un vecchietto tutto rosso

con vecchi zoccoli di legno addosso,

un cappellaccio e un grande mantello nero

che vive nelle montagne del Primiero.

È schivo, un po’ burbero e fa mille dispetti ,

si nasconde nei boschi e compare quando meno te lo aspetti.

Se lo incontri attento a non seguirne le tracce!

Incrociando il suo percorso farai solo figuracce.

Sarai costretto da un incantesimo a calpestare le sue orme

fino a giungere alla sua buia caverna, che tutti confonde.

Narra la leggenda che un giorno di temporale

una ragazza del Primiero si perse su una forestale.

Il Mazarol per dispetto le alitò sul volto,

e lei dimenticò ogni cosa in un secondo.

Così per molti anni la fanciulla per il Mazarol lavorò,

e a fare il burro, il formaggio e la tosèla lui le insegnò.

Un bel giorno un cacciatore casualmente la vide

mentre era a pascolare il bestiame e lei sorrise.

Lui la riconobbe e in paese la condusse

dove una vecchia con il latte di una capretta bianca, le fece ricordare chi fosse.

Per essere tornata a casa era così felice e grata

che a tutti insegnò quel che l’aveva più appagata.

Fare il burro, il formaggio e la tosela come il Mazarol le aveva insegnato,

che da allora di tutto il Primiero fu il più prelibato.

SIGNOR MAZAROL GRAZIE PER LA TOSELA, IL FORMAGGIO Più BUONO…E PER LA STORIA Più BELLA!