Medaglia d’oro. MEDAGLIA D’ORO alle Olimpiadi.

Una delle emozioni più grandi che una donna possa avere mai nella sua vita. Uno dei progetti più ambiziosi. Il risultato più straordinario a cui un atleta possa mirare. E lei, la grande sognatrice e sciatrice Sofia Goggia, ce l’ha fatta. Lontanissima da casa, è scesa con addosso le vesti di un “samurai” come ha raccontato. Precisa. Concentrata. Imperfettamente perfetta.

Ho un debole smodato per i sogni. E il suo è davvero il sogno di bambina che si avvera. Racconta di una Sofia di 6 anni che, ambiziosamente, se chiudeva gli occhi la vedeva quella medaglia, quel gradino più alto. Mi sono catapultata inevitabilmente ai miei 6 anni, a quella bimba innamorata della neve e delle montagne, che cominciava a girare dentro quei pali con l’entusiasmo imponderabile di quell’età, costruiva amicizie sulle piste che sarebbero durate una vita, formava il carattere imparando il significato delle parole impegno e sacrificio, imparando a perdere e a vincere. Sofia oggi ha vinto, molto di più di una medaglia d’oro alle olimpiadi invernali di Pyeongchang.

Nella prova, iniziata a Jeongseon quando in Italia erano le tre di notte, la Goggia ha concluso la sua discesa in 1 minuto 39 secondi e 22 centesimi precedendo di 9 centesimi nella classifica finale la norvegese Ragnhild Mowinckel, medaglia d’argento. Terza è arrivata invece la statunitense Lindsey Vonn, staccata di 47 centesimi. Nella storia delle Olimpiadi invernali l’Italia aveva vinto la discesa libera solamente ai Giochi di Oslo del 1952, con Zeno Colò. Una medaglia d’oro nello sci alpino, invece, mancava dalla vittoria nello slalom di Giuliano Razzoli a Vancouver 2010.

Grazie Sofia, per tutte quelle bambine di 6 anni che sono cresciute con il tuo stesso grande sogno e che oggi, con te, l’hanno in parte realizzato. Grazie per la tua forza, la tua dolce determinazione e per quel sorriso, che per sempre verrà ricordato tra gli ori olimpici, tra i sogni avverati.