Non so bene perchè. Se sia dipeso da circostanze esterne o se inconsciamente io abbia fatto di tutto perché accadesse.. Fatto sta che  questo è un sentiero che mi ha quasi sempre vista da sola.

Da sola sulla luna.

L’altopiano del Rosetta è così: secco, duro, bianco e grigio. Sterminato. Misterioso e solitario. Proprio come la luna. Un’enorme ammasso di sassi che nel corso dei millenni hanno creato queste magiche montagne che si ergono appuntite come matite.  Molto facile perdersi. Un sentiero vero e proprio non esiste, impossibile scavarlo. Ci sono solo i segni bianchi e rossi e i soldatini che ti indicano la strada. Ma basta un attimo di distrazione, una delle nuvole basse e veloci che repentinamente ti avvolgono. E sei perso. E oggi, perdersi anche se solo per finta, è un lusso che non ci si può più prendere. Così mi siedo e rimango a godermi questo momento favoloso in cui non so esattamente dove mi trovo, nè che direzione prendere. Si ferma il tempo. Esisto solo io. Un puntino azzurro tra quell’esagerazione di bianco rocce e nuvole. Le guardo correre veloci, libere. Fino a che scoprono la cima della Vezzana, e dall’altra parte il ghiacciao Fradusta. E un pezzo di cielo blu. Mi rialzo. Adesso so dove andare. L’incantesimo si è spezzato, ma rimane la magia che mi accompagna fino al rifugio Pradidali, dove trascorrerò la notte.

Al rifugio ho appuntamento con amici e amori.

Dormire a 2500 metri è sempre incredibile. Quattro mura, qualcosa da mangiare di caldo e da bere di freddo avvicinano le persone tra loro e alle montagne, bellissime fuori dalle finestre. Spariscono nella notte e noi cantiamo a squarciagola con gli alpini. Ma a dormire presto per non perdersi l’alba.

L’alba secca e azzurra. Gentile e silenziosa, arriva in punta dei piedi lasciando a valle le nuvole e regalandoci qualcosa di unico.

Un nuovissimo giorno da vivere.


RIFUGIO PRADIDALI

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