SEGUENDO IL SILE

Il Sile, un fiume nostro tutto Veneto, che nasce poco prima di Treviso, ci passa attraverso rendendo questa città magica, ne esce e piano piano arriva fino al mare di Venezia, precisamente a Jesolo. Una percorso ciclabile da poco sistemato e ultimato permette di seguire il suo corso calmo e ricco di scorci meravigliosi. Per una giornata diversa e “attiva”. I chilometri sono parecchi, ma la soddisfazione di arrivare al mare partendo dalla città è tanta. Si può arrivare fino alla laguna, ovvero dove originariamente il fiume terminava ( a Portegrandi) pedalando per 70 chilometri, oppure proseguire fino al Cavallino, dove effettivamente oggi il Sile si getta nel mare. Tanti i ristorantini lungo il percorso. Tanti i fiori, le tartarughe, gli aironi e i cigni. Tante le pedalate.

Seguite la traccia GPS per essere sicuri di non perdervi. In ogni caso il percorso è ben segnalato quasi ovunque.

Tutti in Sella. Oggi si va la mare!


POWDERDAY DOLOMITI

Un giorno per me. Per respirare. Per volare sopra le nuvole e in cima, dentro, sulle mie montagne. Mie come del mondo. Le Dolomiti.

Le prime discese in Marmolada, che mi ha insegnato davvero a sciare. E mi ha insegnato a sciare in neve fresca, fuori pista. Fuori dagli schemi del mondo delle gare. Il vallone d’Antermoia, con molta attenzione per via dell’esposizione. Poi una Lydia liberatoria, larga, immensa. Neve incredibile. Continuando verso Arabba un canale: l’Ornella, mi ha sorpresa in mezzo alla nebbia. Ma i piedi la polvere l’hanno sentita anche senza vederla. Le gambe cominciano ad essere stanche. Ma ne manca di strada. Sempre verso Arabba ci regaliamo un Pizzac e poi, veloci verso il Pordoi. Con l’adrenalina a mille e il cuore che batte forte… per un canale tanto sognato. Lo Joel. Eccola quella roccetta famosa e tanto desiderata. E giù dentro a una delle mille crepe che percorre il massiccio del Sella, regalandoci l’opportunità di addentrarsi in un ambiente unico. Unico.

Che giornata indimenticabile. Se chiudo gli occhi vedo ancora il mare di nuvole ai piedi delle mie discese. Sento tutto. Quello che è stato un giorno speciale. Grazie al compagno della mia vita che anche qui mi ha accompagnata. E grazie alla guida che riesce senza dire tante parole, a regalarmi momenti così.. E ovviamente grazie alla meraviglia che sono le Dolomiti.


VALLONE D’ANTERMOIA

MARMOLADA

Ci sono passata sopra almeno 10.000 volte, tante le risalite con la funivia della Marmolada.

Da quando avevo 6 anni. Quindi l’ho osservato molto molto bene quel vallone. Complice un accesso critico e una discesa altrettanto critica (che bisogna conoscere molto bene per non precipitare nel vuoto, per intenderci), ho dovuto aspettare 32 anni prima di avere l’opportunità e le capacità per godermelo. La dolomite della Marmolada tutto attorno. Una valle ampia, generosa, con un pendio direi perfetto. Una valle che finisce con un salto di 1000 metri che è decisamente meglio non fare. Ci si appiccica alla parete e si scende, con molta attenzione giù per i mughi e il bosco rado e pendente che arriva a valle, sulla sinistra. Ma le curve sciate, valgono decisamente tutta la fatica e la precarietà del rientro. Magica Marmolada. Anche in questo fuoripista proibito.

SKI YOUR TRACK

LYDIA

MARMOLADA

La regina delle Dolomiti, la Marmolada. La regina delle discese in freeride: la Lydia.

Il nome di una mia amica d’infanzia. Questo fuori pista è molto frequentato per via del raggiungimento facilissimo, direttamente dalla stazione della funivia di Punta Rocca. Nessuna come la Marmolada è immensamente larga.

Il senso di libertà assoluto dato dal fatto di essere in cima alle Dolomiti (3342m) viene confermato dal raggio di curva che si riesce a fare: quello che si vuole. Curvone condotte, con la neve che arriva fino alle ginocchia. Stupendo. Attenzione a non prenderlo però sottogamba.

Sappiamo che la neve è sempre e comunque imprevedibile e spesso il suo comportamento misterioso anche per i massimi esperti. Se non l’avete mai fatto quindi, meglio fare riferimento ad una guida. Arva, pala e Sonda sempre nello zaino. Il rientro prevede tra l’altro un lungo traverso.

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CANALE ORNELLA

PADON

Un canale sciabile, che scende tra le rocce nere del Padon, per arrivare alla vecchia seggiovia che porta ad Arabba. Qualche centinaio di metri da fare con gli sci in spalla o ,meno elegantemente come abbiamo fatto noi, a scaletta sracchettando. E poi lo vedi, sulla sinistra. Invitante, pieno di polvere. E non rimane che una cosa da fare: guardarsi intono, assicurarsi che le condizioni siano ottimali, e poi mollarla giù!

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PIZZAC

ARABBA

Già con le gambe stanche, ma piena di energia, mi metto gli sci in spalle e comincio a salire per un “monticello” come lo chiama Mauro. Ovviamente al primo, segue un secondo “monticello”, sempre con gli sci in spalla. Una sfacchinata. Ricompensata da una discesa non banale, che attraversa un radissimo boschetto molto ripido. Neve ottima. Ancora polvere. E soprattutto, pochissime tracce!

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JOEL

PORDOI

Una delle più belle discese delle Dolomiti. Una Leggenda

Volevo farlo da anni. E così abbiamo deciso di concludere con questo canale spettacolare, il primo subito dopo la forcella Pordoi. Anche qui sci in spalla e su per un breve tratto verticale. Arrivando in cima non ci credo. Eccolo lì, lo Joel. Ripido, stretto, dentro alla montagna. Sulla sinistra il famoso picco di roccia verso il cielo. La fine del canale immersa nelle nuvole che sembrano panna montata. Ne escono solo le punte delle montagne più alte: L’antelao, la Marmolada, il Colac, le Tofane. Spettacolare. Con sorpresa, facendo la prima curva, mi rendo conto che la neve è meno peggio di come ci aspettassimo, cioè durissima. Il sole della mattina l’ha addolcita, anche se Mauro mi ripete continuamente “no Fly zone”. Non si può cadere. Se cadi ti fermi a valle. E probabilmente non in ottime condizioni. Curve saltate. Il bello di questi fuoripista, la cosa davvero incredibile, è l’ambiente in cui ti immergi. Pareti altissime di Dolomite, il cielo lontano fuori dalla crepa sopra la tua testa. Ti senti piccolo di fronte a tale meraviglia che è la natura.

E’ stato il modo migliore, per concludere una giornata perfetta.

Una giornata rincorrendo e sciando i più bei fuoripista delle Dolomiti.

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IL BRAMITO DEL CERVO

Esiste una foresta incantata, incastrata tra la pianura e le montagne. Una foresta fatta di betulle bianchissime, di un autunno coloratissimo, di boschi selvaggi e di radure  protette.

Questa foresta è il Cansiglio,

In autunno, da metà settembre a metà ottobre, diventa il ritrovo di migliaia di cervi, che nel periodo dell’accoppiamento, mettono in scena uno spettacolo che è davvero un peccato non vedere, non vivere, almeno una volta in vita.

L’amore per questi animali mi è stato insegnato da una persona speciale, che ancora oggi anima e rende sicure le mie avventure con i suoi preziosissimi consigli di montagna. Così anni fa, le sue figlie, sorelle per me, mi hanno buttata giù dal letto alle 5 di mattina, e ancora addormentata mi sono ritrovata a camminare in mezzo alla foresta, circondata da questi suoni fortissimi, disperati, rabbiosi quasi.

Il Bramito del Cervo.

E quest’anno ho voluto condividere questo momento con i miei amici.

Il bramito è un verso profondo, sforzato e lunghissimo.

Il maschio del cervo chiama le femmine. Si fa sentire, e mostra le sue corna, mai così estese e virili com in questo periodo dell’anno. Urla, chiama, si mostra.

Così alle prime luci dell’alba, ecco che si riescono a scorgere le sagome dei massicci e possenti animali. Con il loro palco di corna. Con tutta la loro eccitata vitalità.

Le radure sono piene di femmine in attesa di scegliere. E di maschi. In competizione.

Capita di assistere a veri e propri duelli tra due soggetti. Il rumore delle loro corna che sbattono è secco improvviso. E spezza l’atmosfera magica, quasi ipnotizzante che il suono dei bramiti creano.

Ci si trova vicini, in silenzio, con il naso e le mani gelate. Aspettando che si faccia ancora più chiaro. Aspettando di vedere ancora in lontananza questa meravigliosa natura selvaggia.


MAPPE

START POINT

AGRITURISMO VALMENERA

INFO

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DOVE MANGIARE

Per mangiare la sera, vi consiglio l’oteria AL FOGHER, nel vicinissimo paesino di Spert, vicino a Tambre.

Qui potrete mangiare ovviamente Cervo. Piatti di cucina e panini deliziosi, immersi in un ambiente tipicamente casereccio. Davvero speciale.

INFO

DOVE DORMIRE

Per dormire invece, proprio nel centro del piccolo paesino di Spert, c’è questo semplice ma accogliente albergo, gestito da una coppia vera ed entusiasta, innamorata dei loro boschi e delle loro montagne.

ALBERGO CASA SPERTI

INFO


INCORONATE LOVEBOAT

Una barca a motore, da pesca, piccola, compatta e velocissima. Un Boston Whaler. 20 anni di mare, di onde e di storie. Milioni di metri cubi d’acqua percorsi.

Un arcipelago composto da 147 isole, selvagge, senza insediamenti permanenti. Le isole Incoronate (Kornati). Affiorano come briciole di pane tostato dal blu intenso di un mare puro e vivo.

Una persona speciale, la più speciale.

Con dei presupposti tanto succulenti non poteva che uscirne una vacanza meravigliosa.

La libertà di non avere orari, scadenze, obblighi, vestiti.

Spostarsi con leggerezza e senza urgenza.

Nuotare completamente nudi o completamente vestiti.

Cenare scalzi e scomposti, alle sette di sera o a notte fonda.

Bere due bottiglie di vino di pomeriggio.

Mangiare con le mani senza tovaglia, alla fioca luce di una torcia con i piedi dentro la sabbia.

Suonare le campane della chiesetta dell’isola fuori orario.

Lavarsi in  una vasca da bagno grande come il mare e asciugarsi i capelli con il vento.

Correre senza meta.

Lasciarsi inaspettatamente andare a progetti troppo grandi. Ma sempre più vicini.

Quello che ho provato non si può descrivere.

Posso solo lasciarvi una traccia. Da cui poter partire per la vostra vacanza.

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  • MARINA DI POLA sito web
  • Bancomat a Sali sull’isola Lunga (Dugi Otok)
  • Benzinaio a Zaglav sull’isola Lunga (Dugi Otok)

  • Valli Delicious Authentic Food (Pula) INFO
  • Amarcord Sakarun (Sakarun – Veli Rat – Dugi Otok) INFO
  • Katina Mare (Katina) INFO
  • Acquarius (Katina) INFO
  • Konoba Zavan (Zut) INFO
  • Barbara (Susak) INFO

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NOTTE A PRADIDALI

Non so bene perchè. Se sia dipeso da circostanze esterne o se inconsciamente io abbia fatto di tutto perché accadesse.. Fatto sta che  questo è un sentiero che mi ha quasi sempre vista da sola.

Da sola sulla luna.

L’altopiano del Rosetta è così: secco, duro, bianco e grigio. Sterminato. Misterioso e solitario. Proprio come la luna. Un’enorme ammasso di sassi che nel corso dei millenni hanno creato queste magiche montagne che si ergono appuntite come matite.  Molto facile perdersi. Un sentiero vero e proprio non esiste, impossibile scavarlo. Ci sono solo i segni bianchi e rossi e i soldatini che ti indicano la strada. Ma basta un attimo di distrazione, una delle nuvole basse e veloci che repentinamente ti avvolgono. E sei perso. E oggi, perdersi anche se solo per finta, è un lusso che non ci si può più prendere. Così mi siedo e rimango a godermi questo momento favoloso in cui non so esattamente dove mi trovo, nè che direzione prendere. Si ferma il tempo. Esisto solo io. Un puntino azzurro tra quell’esagerazione di bianco rocce e nuvole. Le guardo correre veloci, libere. Fino a che scoprono la cima della Vezzana, e dall’altra parte il ghiacciao Fradusta. E un pezzo di cielo blu. Mi rialzo. Adesso so dove andare. L’incantesimo si è spezzato, ma rimane la magia che mi accompagna fino al rifugio Pradidali, dove trascorrerò la notte.

Al rifugio ho appuntamento con amici e amori.

Dormire a 2500 metri è sempre incredibile. Quattro mura, qualcosa da mangiare di caldo e da bere di freddo avvicinano le persone tra loro e alle montagne, bellissime fuori dalle finestre. Spariscono nella notte e noi cantiamo a squarciagola con gli alpini. Ma a dormire presto per non perdersi l’alba.

L’alba secca e azzurra. Gentile e silenziosa, arriva in punta dei piedi lasciando a valle le nuvole e regalandoci qualcosa di unico.

Un nuovissimo giorno da vivere.


RIFUGIO PRADIDALI

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